Conversazioni

Oliviero Toscani
Oliviero Toscani è figlio d’arte. Suo padre fu il primo fotoreporter de “Il Corriere della Sera” e la fotografia è stata ben presto una passione ereditaria. Dal primo giocattolo ricevuto - una macchina fotografica "Rondine"-alla scuola frequentata - la Kunstgewerbeschule di Zurigo - la sua vita è segnata dalla fotografia. Comincia con reportage della sua generazione, analizzata attraverso comportamenti, personaggi emblematici, mode: dai capelli lunghi al rock, da Don Milani a Lou Reed. Immediata è la richiesta di collaborazione da parte delle più prestigiose riviste di moda e costume: “Vogue”, “Elle”, “Harper’s Bazar” sono alcune delle testate internazionali che gli danno carta bianca e in breve tempo Toscani diviene uno dei fotografi più conosciuti in America, Francia, Inghilterra. Successivamante il suo studio si sposta verso un tipo di comunicazione visiva che si serve dei canali e circuiti della moda per veicolare un’altro tipo di informazione, tutt’altro che patinata. Dal 1982 moda e ricerca si sono coniugati, grazie all’incontro del fotografo con l’imprenditore tessile Luciano Benetton. Iniziano le campagne pubblicitarie che tutti ricordiamo con immagini inquietanti e curiose diffuse dai mass media riprese e affisse nei manifesti delle città italiane. Sono visioni che devono scandalizzare chi si affida alle rassicuranti convenzioni razziali e classiste della società occidentale. Ma quello che più interessa è la dissacrante decontestualizzazione su cui si basa tutto il lavoro di Toscani, che immette negli accattivanti circuiti della moda immagini catturate direttamente dalla realtà e portate senza tante metafore nel nostro quotidiano, sradicando quei cardini che compongono le nostre sicurezze, ci colpiscono perchè si dissociano dagli stimoli visivi che siamo abituati a percepire. Parallelamente al suo lavoro con la Benetton, Toscani sviluppa la sua passione per le foto di attualità: nel 1992 ha realizzato un servizio fotografico in Somalia che è stato pubblicato da riviste di diverse nazionalità. Una forte intenzione di "riporto oggettivo" della situazione fotografata viene supportata da alcune tecniche che Toscani utilizza nei suoi scatti: la frontalità della ripresa - che esalta il trattamento impersonale - e pochi ma mirati accorgimenti come l’illuminazione asettiva e chiara, atta ad evidenziare ogni dettaglio del soggetto. I suoi soggetti, spesso umani, sono spogliati della loro oggettività, dei loro vestiti, per divenire umanità tutta, multirazziale e senza segni di apparteneza. Oltre allo sforzo continuo di sensibilizzare l’uomo della strada, Oliviero Toscani partecipa a conferenze in università ed istituti di marketing in diverse città ed è stato per vari anni direttore della rivista “Colors”, che si occupa di consumi, idee, grandi temi antropologici; è stato inoltre direttore di Fabrica, una scuola critica della comunicazione aperta agli studenti di tutto il mondo.
Nel lavoro di Toscani il valore concettuale viene definito dal fotografo stesso il "contenuto reale" , a sfavore dunque del manifesto pubblicitario che egli non considera il fine ultimo delle sue operazioni progettuali. Per Toscani la pubblicità è il veicolo più idoneo per comunicare nel "villaggio globale". Nel 1985 ha pubblicato due libri: “Ciao mamma”, un’autobiografia e “La pub est una charogne” sul suo approcio anticonvenzionale alla comunicazione, tradotto in undici lingue.
La conversazione sul tema LA VERA ARTE E’ SEMPRE STATA AL SERVIZIO DI UN POTERE di Oliviero Toscani si terrà in occasione dell’apertura del FestivalFoto, venerdì 9 settembre alle ore 21.30 all’ Arena Gregorini.

Andrea De Carlo
Andrea De Carlo nasce e cresce a Milano senza amarla: i ricordi gradevoli della sua infanzia sono legati alle estati selvagge in un piccolo paese di pescatori al confine tra Liguria e Toscana. Andrea legge molto, fin da piccolo e questa sua passione letteraria lo orienterà a conseguire la laurea in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Si mantiene gli studi facendo il fotografo. Suona inoltre la chitarra in un trio blues acustico. Successimente parte per gli Stati Uniti dove viaggia per molte città americane senza trovare pace, fino a che non si innamora di Santa Barbara, in California, dove si guadagna da vivere come insegnante di italiano. Tornato in Italia, ottiene una seconda laurea in Storia Contemporanea e poi riparte per un viaggio nella lontana Australia adattandosi a svolgere varie mansioni. Durante quel viaggio fa molte fotografie e appena può scrive: note di viaggio, lettere, piccoli testi. E scrive il suo terzo romanzo, "Cream Train" che decide di far visionare a vari editori, fino ad arrivare a Italo Calvino. Lo scrittore lo omaggia addirittura di una sua introduzione e nel 1981 il libro viene pubblicato da Einaudi. L’anno dopo esce la sua seconda pubblicazione. Alla consegna di un premio letterario a Treviso, conosce Federico Fellini che gli propone di collaborare con lui. A Roma lavora come assistente alla regia per il film "E la nave va". In quel tempo, De Carlo realizza un cortometraggio su Fellini e i suoi collaboratori dal titolo "Le facce di Fellini". Collabora anche con Michelangelo Antonioni alla sceneggiatura di un film mai realizzato. Con Fellini si reca negli Stati Uniti una seconda volta, per incontrare il grande sciamano-scrittore Carlos Castaneda e scrivere un film sui suoi libri, ma - dopo vari incontri - lo sciamano sparisce nel nulla senza addurre spiegazioni. Dopo altre due pubblicazioni, torna a Roma per dirigere, con Sergio Rubini, una pellicola vagamente ispirata a "Treno di panna", il suo primo romanzo pubblicato. Ideatore di una interessante iniziativa che vede l’autore stesso scrivere i brani musicali che accompagnano i diversi momenti dei suoi romanzi, De Carlo si pone come scrittore di sperimentazione, sempre alla ricerca della complicità tra le varie forme di espressione umana. Ha composto ed eseguito le musiche del cd di alcuni suoi titoli come: "Alcuni Nomi", divenuto poi colonna Sonora del film "Uomini e donne, amori e bugie" (2003) e "Dentro giro di vento" (2004). Nei suoi scritti è il viaggio il tema ricorrente, l’esperienza che accompagna i protagonisti dei suoi libri in un cammino di ricerca e di crescita interiore. Bibliografia essenziale: “Giro di vento”, 2004; “I veri nomi”, 2002; “Pura vita”, 2001; “Di noi tre”, 1997, “Uto” 1995; “Arcodamore”, 1993; “Tecniche di seduzione”, 1991; “Due di due”, 1989; “Yucatan”, 1986; “Macno”, 1984; “Uccelli da gabbia e da voliera”, 1982; “Treno di panna”,1981. “Per i miei romanzi attingo da esperienze dirette e poi immagino. L’idea prende forma in modo maniacale ed ossessivo e si sviluppa”.
La conversazione con Andrea De Carlo si terrà sabato 10 settembre alle ore 21.30 alla Villa Torlonia di San Mauro Pascoli

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Istanti fotografie di Andrea De Carlo

Andrea De Carlo presenterà una ventina di opere fotografiche a colori che fanno parte della sua ricerca personale sul tema del paesaggio e dell'estetica delle piccole cose. Le sue fotografie, raggruppate ed ordinate sotto il titolo "Istanti", sono da leggere come una serie di appunti sparsi che hanno a che fare con il sentimento della visione e della riflessione interiore.

Gianni Berengo Gardin
Gianni Berengo Gardin è il più noto ed importante fotografo italiano. Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, si occupa di fotografia dal 1954. Fino al 1965 lavora per "Il Mondo" di Pannunzio. Nel corso degli anni collabora con le maggiori testate nazionali e internazionali (Domus, Epoca, L'Espresso, Time, Stern, Harper's Bazaar, Vogue, Du, Le Figaro ecc.) Il suo modo caratteristico di fotografare, il suo occhio attento al mondo e alle diverse realtà, dall'architettura al paesaggio, alla vita quotidiana, gli hanno decretato il successo internazionale e lo rendono un fotografo molto richiesto anche nel mercato della comunicazione d'immagine. Molte delle più incisive fotografie pubblicitarie utilizzate negli ultimi cinquant'anni provengono dal suo archivio. Procter&Gamble e Olivetti più volte hanno usato le sue foto per promuovere la loro immagine. Berengo Gardin ha esposto le sue foto in centinaia di mostre che hanno celebrato il suo lavoro e la sua creatività in diverse parti del mondo: il Museum of Modern Art di New York, la George Eastman House di Rochester, la Biblioteca Nazionale di Parigi, gli Incontri Internazionali di Arles, il Mois de la Photo di Parigi, le gallerie FNAC. E’ membro di Contrasto dal 1990. Nel 1991 una sua importante retrospettiva è stata ospitata dal Museo dell'Elysée a Lausanne e nel 1994 le sue foto sono state incluse nella mostra dedicata all'Arte Italiana al Guggenheim Museum di New York. Ad Arles, durante gli Incontri Internazionali di Fotografia, ha ricevuto l'Oskar Barnack - Camera Group Award. Gianni Berengo Gardin ha pubblicato oltre 150 libri di fotografia. Tra gli altri, “Venise des Saisons”, “Morire di classe” (con Carla Cerati), “L'occhio come mestiere”, “Toscana”, “Francia”, “Gran Bretagna”, “Roma”, “Dentro le case”, “Dentro il lavoro”, “Scanno”, “Il Mondo”, “Un paese vent'anni dopo” (con Zavattini), “In treno attraverso l'Italia” (con Ferdinando Scianna e Roberto Koch), fino al grande libro antologico dal titolo “Gianni Berengo Gardin Fotografo” (1990). Qualche anno fa ha dedicato il suo lavoro alle comunità di zingari in Italia e il libro “Disperata Allegria - vivere da Zingari a Firenze”. Nel 1994 ha vinto l'Oscar Barnack Award. Il suo ultimo libro è Italiani (Federico Motta Editore, 1999). Le sue ultime mostre sono state a New York (1999 - Leica Gallery) e in Germania (2000).
La conversazione con Gianni Berengo Gardin si terrà domenica 11 settembre alle ore 16
all’Arena Gregorini